il piano di Xi Jinping per nazionalizzare la religione

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La vertiginosa irruzione della Cina nell’economia mondiale sta riconfigurando lo scenario globale per i prossimi decenni, un fenomeno che – insieme alle dinamiche dei cambiamenti tecnologici, climatici, pandemia e guerre – definirà lo scacchiere delle sorti del mondo nel XXI secolo.

Lo scenario tocca anche le religioni. Visitare la Cina è un sogno di Papa Francesco. La Chiesa Cattolica, che ha messo comunque un seme di speranza in una terra difficile, vede rapporti da anni in stallo, in attesa di vedere frutti senza pretendere cambiamenti improvvisi . Il presidente Xi Jinping, al potere dal 2012, aveva dichiarato che le religioni in Cina devono essere “cinesi” e libere da qualsiasi “influenza straniera”, essere integrate nella “società socialista” e porsi sotto la guida del Partito Comunista per “servire lo sviluppo della nazione”. sempre di meno con l’ideale comunista.

Il governo di Pechino, oltre ad essere molto preoccupato per l’aumento dei protestanti nel paese, teme i luoghi di culto presenti sul suo territorio, timoroso che possano diventare terreno fertile per la dissidenza, memore che a far cadere in passato il comunismo in Europa è stato fondamentale il ruolo dei cristiani. controtendenza che prevede una crescita complessivamente del cristianesimo di 4 volte di più entro l’anno 2030.

Nel Paese sono presenti cinque religioni ufficialmente riconosciute: il buddhismo, il taoismo, il protestantesimo, l’islam e il cattolicesimo, quest’ultima che converge nell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese controllata dal regime di Xi Jinping.

Nonostante i buoni propositi di “inclusione”, la libertà religiosa, però, dal 2015 ha subito una noteevole politica di controllo stringente, cominciando dalla rimozione nei luoghi di culto di iscrizioni o simboli non consoni al decoro urbano del paese.

Una campagna di “cinizzazione”, che a dire degli esperti, è iniziata nel 2017 apportando alcune modifiche importanti alle ‘Norme relative agli Affari Religiosi’, tra cui l’obbligo delle religioni di sostenere il sistema socialista, un maggiore controllo alle istituzioni educative religiose , la sorveglianza sulle attività finanziarie delle comunità e l’imposizione di limiti alle donazioni.

Il conseguente accordo provvisorio sulle nomine dei vescovi, firmato il 22 settembre 2018 dal Vaticano e dal governo cinese e rinnovato nel 2020, sin dall’inizio molto discusso, ha favorito la regolarizzazione di alcuni vescovi in ​​passato costretti alla clandestinità. Ma il regime comunista “ continua a trattare le religioni come istituzioni statali” ei ministri come “funzionari pubblici”.

Papa Francesco è convinto che l’Occidente, e coloro che dirigono il destino globale della Chiesa cattolica, debbano fare tutto il possibile per avvicinarsi alla Cina. Questa convinzione spiega la circospetta proattività del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, d’accordo con Francesco, a favore della proroga dell’accordo, nuovamente ad “experimentum,” “per verificarne l’utilità per la Chiesa in Cina”.

Un dialogo aperto e costruttivo che pesa favorevolmente su Roma che in questi due anni, ha visto, con l’approvazione di papa Francesco e del governo Xi Jinping, l’ordinazione di cinque vescovi e il riconoscimento di altri tre che da anni erano stati costretti alla clandestinità. Una tendenza positiva che punta a far crescere in autonomia e legittimità la Chiesa cinese all’interno del colosso asiatico. Al contrario, per coloro che rivendicano diversi livelli di sovranità a Taiwan e Hong Kong, al di fuori del governo centrale cinese, l’accordo sembrerebbe un errore grossolano e persino un tradimento.

Abbiamo incontrato Agostino GiovagnoliOrdinario di Storia contemporanea all’Università cattolica e autore del libro: “L’accordo tra Santa Sede e Cina. I cattolici cinesi tra passato e futuro”.

Quale è la relazione oggi tra Santa Sede e Pechino?
È decisamente migliore rispetto al passato, ancora non ci sono relazioni diplomatiche ufficiali. Ma indubbiamente con l’accordo del 2018 sono stati risolti molti problemi che ponevano in conflitto la Santa Sede e il governo cinese, primo fra tutti la nomina dei vescovi illegittimi da parte del governo cinese. Queste nomine in passato hanno provocato una profonda ferita nella chiesa cattolica cinese, tanto che sono nate due comunità cattoliche: una ufficiale e l’altra clandestina. Dopo l’accordo non ci sono più vescovi illegittimi, ma solo vescovi nominati con il consenso delle due parti.

Quindi c’è un elemento di novità…
Si, ma questa novità non risolve tutti i problemi, perché i cattolici cinesi, come anche le altre religioni, non godono della piena libertà religiosa. Ciò non toglie che la firma dell’accordo abbia risolto una ferita profonda che ha afflitto i cattolici fino al 2018. È stato un passo molto positivo, Papa Francesco ei suoi collaboratori sono del tutto consapevoli che questo accordo non risolve tutti i problemi, ed è anche sbagliato pensare che ci sia una piena intesa tra la Santa Sede e Pechino. Certamente si è aperto un dialogo che prima non c’era.

Con Papa Francesco cosa cambia nei rapporti tra Vaticano e leader cinesi?
Innanzitutto la ricerca di un dialogo con le autorità cinesi è cominciata già con Papa Giovanni Paolo II, nel 1978, e poi con Benedetto XVI nel 2009. Con il primo pontefice il dialogo è avvenuto negli stessi anni in cui in Cina finiva la rivoluzione culturale e Con Benedetto XVI si è arrivati ​​ad una bozza d’accordo che risolveva questi problemi. Ma, come il precedente pontefice, per diversi motivi, il dialogo si è interrotto. Papa Francesco ha ripreso il filo di queste relazioni intessute dai precedenti papi e ha rilanciato il dialogo sostenendolo con molta convinzione. nvinzione con cui ha superato le difficoltà per ricostruire una base di fiducia nel dialogo con Pechino.

L’accordo del 2018, rinnovato nel 2020 da papa Francesco, quali elementi positivi ha portato alla Chiesa cattolica in Cina?
L’aspetto molto positivo è stata la fine delle ordinazioni illegittime. Dal 1958 fino all’accordo, il rischio che si creasse in Cina una chiesa scismatica, cioè una chiesa cattolica nazionale, un’altra Chiesa Cattolica composta da ministri nominati dal governo, era molto forte. Questo rischio ha provocato dei conflitti tra cattolici cinesi, ovvero tra quelli favorevoli al Governo e quelli contrari. Il governo cinese, che ha concesso finalmente la nomina diretta dei Vescovi proprio dal Papa, ha comunque chiesto di intervenire nella selezione degli stessi in modo da garantirsi la loro lealtà nei confronti dello Stato.

Per la Chiesa Cattolica sarebbe visto comunque come un grande passo?
È una concessione importante, perché dal punto di vista cinese la decisione del Papa sui vescovi va ad interferire sulla sovranità del governo cinese, perché il Papa interviene con la sua scelta in questioni interne alla Cina. Dal punto di vista cinese, anche la Chiesa Cattolica cinese fa parte della società ed è sotto il controllo dello Stato, quindi che il Papa scelga i vescovi della chiesa cinese fa problema dal punto di vista della sovranità, però nonostante questo il governo cinese ha accettato.

Invece questa nuova modalità di relazioni come è stata vista dal governo di Taiwan e Hong Kong?
Dal punto di vista di Taiwan questo accordo non cambia nulla, però è considerato pericoloso perché attualmente sono in corso rapporti diplomatici tra la Santa Sede e Taiwan. Il paese teme che in futuro il dialogo tra la Santa Sede e il governo cinese porti a spostare la nunziatura del Vaticano da Taipei a Pechino, stabilendo rapporti diplomatici con Pechino. Questa è la grande paura di Taiwan perché sarebbe uno scacco politico diplomatico molto forte. Pertanto Taiwan si oppone ad una qualunque tipo di dialogo. Comunque Papa Francesco ha precisato che le relazionihe diplomatic con Taiwan non cambieranno. L’accordo 2018 è molto circoscritto, riguarda soltanto la questione dei vescovi non le relazioni diplomatiche, dunque non c’è nessun pericolo immediato. Questa è stata per Taiwan una rassicurazione.

Mentre per Hong Kong?
È diversa la situazione di Hong Kong, qui c’è una comunità Cattolica molto forte che teme un accordo con cui il governo cinese possa controllare i cattolici molto di più. Prima del 2018 questo è stato avvertito come un pericolo, ma purtroppo oggi la situazione , rispetto al 2018, è molto cambiata. Il Papa ha chiarito che non c’è nessun cedimento nei confronti di Pechino, al contrario c’è il guadagno nella nomina dei vescovi, che è nelle mani del Papa. politico, è ecclesiale. È la soluzione di un problema, interno alla chiesa cattolica in Cina, che è stata per molti decenni profondamente divisa.

C’è un piano di nazionalizzazione delle religioni in Cina?
Sì, c’è un piano di “sinizzazione”, con tutte le religioni. È un piano soprattutto di tipo politico, la pretesa di controllare e di imporre loro una stretta fedeltà alla politica del Partito Comunista e del governo cinese. Sappiamo che con Xi Jinping tutti i controlli sulla società sono aumentati: nell’ambito accademico e culturale, su sport, religione, spettacolo, tutto deve essere maggiormente controllato e questo è una diversità rispetto al precedente presidente Hu Jintao. Durante la pandemia, in Cina, il Covid – 19 è stato contrastato con una politica di ferro, controllo e limitazione della Libertà in nome della salute pubblica, tenendo la società cinese sotto un fermo controllo del Partito Comunista.

Quali sono le sfide ei cambiamenti della Chiesa Cattolica in Cina?
La sfida più importante è l’evangelizzazione, parliamo di una piccola comunità, che è vissuta fino adesso molto chiusa in sé stessa, per tanti problemi che ha dovuto soffrire. più ampio a tutti. Questo è l’obiettivo di Papa Francesco di rendere più semplice la vita dei cattolici incoraggiando la Chiesa Cattolica in Cina. I cristiani in Asia sono il 2% e in molti casi lottano con sistemi autoritari. Il Partito Comunista vuole un controllo politico sulla chiesa cattolica come lo vuole su tutte le religioni. Questo non impedisce però l’attività religiosa. le chiese. Nonostante questo la Chiesa anche nei peggiori tempi di persecuzione è comunque cresciuta e ha annunciato il Vangelo. L’idea è di fare lo stesso in Cina. Francesco sa guarda re lontano!

Sources

1/ https://Google.com/

2/ https://www.rainews.it/articoli/2022/04/santa-sede-e-cina-il-piano-di-xi-jinping-di-nazionalizzare-la-religione-f67399de-3a4f-4866-8abb-17c1339b4984.html

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